Tecniche di realizzazione dei pozzi per acqua
Aria compressa o fanghi?
La realizzazione di un pozzo per acqua richiede la scelta della tecnica di perforazione più adatta alle caratteristiche del terreno e agli obiettivi di captazione. Tra le metodologie più utilizzate vi sono la perforazione ad aria compressa e quella a circolazione di fanghi, entrambe fondamentali nel settore idrogeologico moderno.
La perforazione ad aria compressa utilizza aria ad alta pressione per azionare gli utensili di scavo e rimuovere i detriti dal foro. Questa tecnica è particolarmente efficace in terreni rocciosi o compatti, dove consente elevate velocità di perforazione e una buona pulizia delle fratture. Inoltre, non introducendo fluidi nel sottosuolo, permette di stabilire il quantitativo idrico captato. Tuttavia, risulta meno adatta in terreni sabbiosi o incoerenti, dove può verificarsi il cedimento delle pareti del foro.
La perforazione a fanghi, invece, prevede l’utilizzo di fluidi tecnici, generalmente a base di bentonite o polimeri, che stabilizzano le pareti del foro e facilitano la rimozione dei materiali scavati. Questa tecnica è particolarmente indicata in terreni sciolti o instabili e consente di realizzare pozzi di grande profondità e diametro. Di contro, l’uso dei fanghi può temporaneamente ridurre la permeabilità dell’acquifero e richiede operazioni di pulizia e spurgo del pozzo più complesse.
La scelta tra le due tecniche dipende principalmente dalle condizioni geologiche del sito e dalla profondità dell’acquifero. Studi idrogeologici preliminari consentono di individuare la soluzione più efficiente e sostenibile, garantendo la realizzazione di pozzi duraturi.
In un contesto in cui l’accesso alle risorse idriche sotterranee assume un ruolo sempre più strategico, l’utilizzo della tecnica di perforazione più idonea rappresenta un elemento fondamentale per assicurare qualità, produttività e tutela dell’ambiente.






